Venezia affollata e asfissiata dai turisti. Quali previsioni per il futuro?

Venezia affollata e asfissiata dai turisti. Quali previsioni per il futuro?

Venezia affollata e asfissiata dai turisti. Quali previsioni per il futuro?
Abbiamo imparato a capire che non si può impedire la libera circolazione delle persone. Abbiamo imparato inoltre che il turismo porta ricchezza a varie categorie economiche e che esso viene considerato un indicatore della “ricchezza” di una città, di una località.

Quindi? Almeno, da quanto traspare dai dati, si potrebbe perseguire una impostazione che elimini l’abusivismo, cioè quanti traducono in ricchezza il disagio dei sempre meno residenti rimasti senza dichiarare nulla, anche per cercare di perseguire la chimera di avere un giorno flussi razionalizzati.

I numeri sono grandi numeri: tre milioni di euro di mancati incassi solo dall’imposta di soggiorno per le circa 2mila strutture turistiche fantasma che la ricerca di Reset e Inside Airbnb stimano ci siano a Venezia.

Più l’Imu che dovrebbe essere versata al 10,6 per mille e che nel migliore dei casi viene versata all’8,1 (se l’alloggio risulta sfitto o affittato a canone libero) o al 7,6 (se l’abitazione viene registrata come in uso gratuito a parenti o locata a canone calmierato).

Per non parlare della Tari.

Venezia è regina di incassi mancati, nonostante tutti i bilanci pubblici volgano al rosso, per questo il «nero» nel settore dell’accoglienza si traduce in un salasso milionario.

L’assessore al Bilancio Michele Zuin ha chiesto all’ufficio Tributi del Comune una relazione dettagliata. La relazione è stata approntata ma non se ne conoscono ancora gli sviluppi.

L’idea originale di Zuin era quella di potenziare i Tributi per stanare gli evasori. A Ca’ Farsetti risultano 2.206 attività ricettive extralberghiere contro le 3.128 del giornalista Murray Cox sul sito di affittanze turistiche Airbnb. Ne mancano quindi all’appello 922.

Si stima che il sito Airbnb rappresenti il 50% della quota di mercato, dunque le strutture fantasma sarebbero il doppio. Ognuna conta in media tre posti letto e ciascun posto letto al Comune rende 530 euro l’anno di tassa di soggiorno.

Si tratta quindi di un’evasione di tre milioni di euro.

Si arriva allo stesso risultato se si parte dal dato che l’extra-alberghiero porta al Comune 3 milioni di euro, 1.500 per ciascuna struttura. La tassa di soggiorno è ormai una delle prime entrate del Comune: 27,5 milioni di euro nel 2015. Erano 24 milioni nel 2013 e l’allora assessore al Bilancio Sandro Simionato chiese ai vigili urbani e Tributi di creare una task force per controlli incrociati su internet e mirati sui casi sospetti.

La serie storica dei controlli mostra un’impennata dal 2011, anno dell’entrata in vigore della tassa, (49 controlli, 12 violazioni accertate): nel 2012, 809 controlli e 279 violazioni; l’anno successivo rispettivamente 575 e 136; nel 2014, 824 e 126.

Nel 2015 le tariffe erano state ritoccate dal commissario Zappalorto e sono cambiate anche le regole grazie alla nuova legge regionale. E qui si apre il fronte bizantino della normativa.

Letto turistico che vai, normativa che trovi: alberghi, appartamenti, affittacamere, Bed and Breakfast, alloggi privati affittati ai turisti. Un dedalo.

Il tema alla base dell’indagine Reset-Inside Airbnb era che le affittanze turistiche alzano la media degli affitti e sottraggono case al mercato della residenza.
Lo scopo, il focus, era quello di indurre l’amministrazione a rifletterci su, a pensarci e magari occuparsene, come deve fare un vero giornalismo d’inchiesta, ma non pare avere avuto l’esito che ci si aspettava.

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